C’è un momento dell’anno in cui la Costiera Amalfitana smette di essere solo mare, terrazze e tramonti instagrammabili, e mostra il suo volto più intimo. La Pasqua è quel momento. I paesi rallentano, le luci si abbassano, le voci diventano canti antichi e le strade si riempiono di silenzi condivisi. Nel 2026 la Pasqua cade domenica 5 aprile, e la Settimana Santa prenderà vita soprattutto tra giovedì 2 e venerdì 3 aprile. Date perfette per scoprire una Costiera diversa, lontana dalla folla estiva e incredibilmente autentica.
Pasqua in Costiera Amalfitana tra spiritualità e identità locale
Visitare la Costiera Amalfitana a Pasqua significa entrare in una dimensione parallela rispetto a quella più conosciuta. Amalfi, Minori, Maiori, Ravello e i piccoli borghi dell’entroterra si preparano per giorni a riti che non sono spettacolo, ma memoria viva.
Le chiese restano aperte fino a tardi, le famiglie partecipano compatte alle celebrazioni e le processioni attraversano i centri storici come fiumi lenti, accompagnate solo da passi, canti e luce tremolante.
È una Pasqua che non si consuma in fretta, ma si attraversa con rispetto, quasi in punta di piedi.
La Settimana Santa in Costiera Amalfitana nel 2026
Nel 2026 i momenti più intensi saranno:
- Giovedì Santo – 2 aprile 2026
- Venerdì Santo – 3 aprile 2026
- Domenica di Pasqua – 5 aprile 2026
Sono soprattutto le prime due giornate a concentrare le tradizioni più profonde. La sera del Giovedì Santo iniziano molte delle processioni penitenziali, che proseguono fino all’alba del giorno successivo e culminano nelle celebrazioni del Venerdì sera. Per chi viaggia, sono le ore in cui la Costiera mostra la sua anima più vera.
Pasqua in Costiera Amalfitana: la Processione dei battenti a Minori
I Battenti, cuore della Pasqua in Costiera Amalfitana Uomini incappucciati, vestiti con lunghe tonache bianche e una corda di canapa stretta in vita, percorrono strade, vicoli e piazze durante il giorno e la notte, scandendo i riti della Settimana Santa con canti che sono preghiere e memoria sonora insieme. Per questo, nel tempo, quelle voci sono diventate patrimonio culturale della Costiera.

Conosciuti anche come “peccatori incappucciati”, riempiono i borghi seguendo un calendario preciso che tocca le chiese dei paesi costieri, rinnovando ogni anno lo stesso rituale.
Le prime testimonianze dei Battenti in Costiera Amalfitana risalgono al XIV secolo, quando a Minori gruppi di uomini vestiti di bianco iniziarono a percorrere le strade cantando senza alcun accompagnamento musicale. Solo voci. Nient’altro.
A Minori il canto è il cuore del rito: un intreccio di tonalità profonde e acute che si inseguono tra le case, salendo verso le colline e tornando giù, fino al mare.
Ad Amalfi, invece, i Battenti assumono un volto più silenzioso. Accompagnano il Cristo morto nella processione serale del Venerdì Santo, illuminando le stradine del centro storico con piccoli lumini dorati, mentre il resto del paese resta immerso nell’ombra.
L’origine precisa del percorso dei Battenti non è mai stata definita con certezza, ma viene collegata alle antiche congreghe religiose diffuse in Campania. Ogni congrega si distingueva per particolari dell’abito, per il colore della tonaca o per il repertorio eseguito.
A Minori, storicamente, esistevano due confraternite. Il Giovedì sera cantava l’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, con voci basse, chiamate “’e vascie”, legate anche alla posizione più bassa del quartiere di origine. Il Venerdì mattina era il turno dell’Arciconfraternita del Santissimo Rosario di Villa Amena, che utilizzava voci più alte, dette “’e ncoppe”, provenienti dalla parte alta del borgo.
Oggi resta una sola congrega, ma entrambe le tonalità convivono nello stesso rito, creando un’armonia unica.
Il repertorio è eseguito esclusivamente da uomini, con cappucci a punta che coprono il volto. I testi vengono tramandati oralmente, di generazione in generazione. Non esistono spartiti ufficiali, né documenti certi sull’origine dei versi, anche se studi recenti li fanno risalire al periodo barocco.
I brani sono legati alle ultime ore della vita di Cristo e alla sua Passione, divisi simbolicamente in quattordici stazioni. Alcuni vengono cantati per strada, altri solo all’interno delle chiese.
Nei gruppi partecipano anche i bambini, a cui spetta l’ultima strofa del canto, quella che chiude ogni esecuzione prima di riprendere il cammino verso la tappa successiva. Per loro, uscire nella notte con le candele non è fatica, ma un’attesa carica di emozione.
Durante il canto, i Battenti si dispongono in tre cerchi concentrici, chiamati tornelli. Nel primo stanno i cantori principali, nel secondo coloro che rispondono, nel terzo tutti gli altri membri del gruppo, chiamati “farrone. Ogni posizione, ogni voce, ogni movimento ha un significato preciso, costruito nel tempo.
La forza visiva di questi riti ha attirato anche il cinema. La tradizione dei Battenti di Minori è apparsa in diversi film e serie televisive, tra cui Gomorra 2, in una scena ambientata durante la processione del Cristo morto.
Storici ed etnomusicologi studiano da anni questa tradizione. Dal 2010 i canti dei Battenti sono stati riconosciuti e tutelati come Patrimonio Storico Culturale, confermando ufficialmente ciò che in Costiera si è sempre saputo: queste voci fanno parte dell’anima del territorio.
Perché scegliere la Pasqua in Costiera Amalfitana
La Pasqua in Costiera Amalfitana non è solo un periodo favorevole dal punto di vista climatico. È un viaggio dentro una cultura che resiste, che si tramanda, che coinvolge intere famiglie.
Nel 2026, tra il 2 e il 5 aprile, chi si troverà qui potrà vivere una Costiera lontana dagli stereotipi: fatta di ombre, canti notturni, passi lenti e comunità che ancora riconoscono valore al silenzio.

